PASSI VERSO LA META

Scritto da Paolo Ravasi on . Postato in BLOGS

 

Ogni passo avanti, è un passo in meno verso la meta. Trascorrere del tempo da solo in montagna , ascoltare come il proprio corpo risponde alla fatica ed agli stimoli che vengono recepiti durante il percorso, le emozioni che si provano nell’osservare il panorama che si apre di fronte ai propri occhi appena usciti dal bosco, la vista delle vette più alte oppure più semplicemente l’osservare ammirati un raggio di sole che filtra attraverso le nuvole basse durante un tramonto altrimenti nascosto all’orizzonte, illuminando la pioggia che cade più a valle; tutto questo aiuta a conoscere se stessi.
La meta raggiunta durante la mia escursione apparentemente è stata la Becca d’Aver, vetta a quota 2469 m.s.l.m. in Valle d’Aosta; in realtà è stata l’appropriarsi nuovamente del “mio tempo”, potendo scegliere i ritmi con cui affrontare la giornata e vivere quegli attimi senza essere condizionati dalle lancette di un orologio, ma più semplicemente - anzi più “naturalmente” - dal sorgere o calare del sole, luce o buio secondo le necessità del momento. Solo questo era il ritmo da seguire.

Ho scelto quando salire in quota, ho scelto quando fermarmi oppure quando procedere più spedito, ho scelto quando fotografare, quando solamente osservare; cosa più importante: ho scelto di “ascoltarmi”.
E’ stato bello sentirmi a volte in solitudine, così come altrettanto gratificante godere degli sporadici incontri della giornata, condividendo l’ascesa con una famiglia in gita, due genitori con i propri figli sicuramente uniti dalla passione per la montagna, a cui devo dire grazie anche per l'acqua che mi è stata donata (sempre e comunque utile averne, fors'anche in esubero).
La curiosità e forse anche un poco di ammirazione incontrata nello sguardo del più piccolo dei figli, affascinato dal capanno e da come avrei trascorso la nottata, è certamente un ricordo piacevole che sarà legato alla mia piccola avventura, così come l'incontro con Tobia, un simpatico seppur un pò scorbutivo jack-russell, accompagnato dalla sua giovane padroncina.

 


Sono stati gli unici incontri, per poi tornare a godere del mio piccolo mondo, un universo privato almeno per le ore in cui vi ho trovato rifugio; c'è stata quindi la notte, tra mille stelle, nuvole a valle, il freddo e infine il fuoco. Sino a tarda ora mi sono fermato in vetta per poter realizzare le immagini che vedete, ammirando la Via Latea sopra di me, "l'Orsa" all'orizzonte e le luci lontane di altri rifugi. Il ritorno alla capanna mi ha permesso di riposare qualche ora, in attesa dell'alba che è quindi arrivata silenziosamente, quasi senza che me ne accorgessi.

Un alba forse pallida, ma che preannunciava comunque l'inzio di una nuova giornata e soprattutto il tepore del sole che presto avrebbe riscaldato il versante per portarmi ristoro. Finito di consumare una leggera colazione, ho riempito nuovamente lo zaino e ripreso quindi il cammino verso valle. Il peso del carico sulle mie spalle non ha mai smesso di ricordarmi quanto la fatica possa comunque essere il preludio ad una grande soddisfazione: in fondo raggiungere certi luoghi, viverli e quindi tornare indietro, tutto con il sudore della propria fronte, regala emozioni uniche, avvolge quegli stessi posti in una carta regalo che una volta scarata ne rivela la sopresa, con piena soddisfazione.

Era ora di tornare a casa, dalla famiglia che amo.